La danza non può esistere isolata dalla società in cui viviamo, né dai
problemi quotidiani dell uomo e, fondamentalmente, non deve essere
privilegio di coloro che si definiscono dotati, bensì patrimonio dell'educazione
comune, come materia di grande valore estetico e formativo. M. Fux
Perché la danza andrebbe insegnata nelle scuole di ogni ordine e grado?
Per riportare al centro dell’apprendimento il corpo, nella sua interezza; il corpo sensibile, il
corpo che si muove, perché è cosa viva, e vive in uno spazio nel quale apprende,
esplorandolo, con tutti i sensi, guidato naturalmente da regole, che non possono non
mancare; e in questo spazio incontra l’Altro, che è diverso da me, ma anche uguale, e
apprende osservando l’Altro, apprende movimenti nuovi, apprende come relazionarsi, a
volte avvicinandosi, a volte allontanandosi, così come succede nella vita, perché la danza
è, essenzialmente, nella sua misura più semplice, Vita.
Il/la bambino e l’adolescente hanno modo di scoprire un diverso canale di comunicazione,
un diverso modo di raccontarsi, che non sia solo quello intellettuale/razionale; hanno modo
di esprimere emozioni, limiti, difficoltà, in un ambiente protetto. Hanno, in particolare, la
possibilità di essere “visto/a” da uno sguardo che sia (finalmente!) non giudicante perché
nella danza, perlomeno in questa danza, la danza creativa e la danzaterapia, così come
nel teatro, non si richiede una performance, non si danno voti, non si invitano i ragazzi alla
competizione, pressioni cui sono già fortemente sottoposti nella società attuale, fortemente
performativa, bensì li si invita ad educare lo sguardo che hanno nei confronti del proprio
corpo e del corpo dell’Altro, e a vedere che, alla fine dei conti, siamo tutti differenti e tutti
meritevoli di amore e rispetto, e che è possibile, attraverso l’uso dell’immaginazione, del
gioco e del racconto, riscoprire una creatività che nell’adolescenza iniziamo a rinnegare
ma che ci era così congeniale e spontanea durante l’infanzia.
E tutto questo è possibile attraverso un corso di danza creativa o di teatro danza o,
ancora, di danzaterapia? Assolutamente sì e le testimonianze sono numerose.
Ne racconto brevemente una, tra tante, che mi ha colpita particolarmente: Maria è una
bambina completamente sorda, nata in una popolazione indigena nel Sud della Patagonia;
è stata trovata in una grotta e, come un animaletto, camminava a quattro zampe e,
naturalmente, non sapeva parlare. Rimasta orfana, fu adottata da alcune religiose che si
presero cura di lei e la portarono a danzare da Maria Fux, danzaterapeuta e ballerina
argentina, considerata una delle pioniere della danzaterapia; la piccola, a poco a poco, si
integrò nel gruppo di bambine della scuola, a poco a poco imparò a comunicare attraverso
il movimento e, incredibilmente, imparò a danzare come se riuscisse a sentire la musica.
L’incredibile storia di Maria Garrido è raccontata nel film Dancing with Maria, nel quale la si
vede, ormai adulta, tornare nello studio per danzare ancora con lei, dopo tanti anni
trascorsi da quel primo incontro fortuito che la vide tornare alla vita grazie alla
danzaterapia.
E, cosa per me fondamentale dal punto di vista educativo e pedagogico, Maria non è mai
stata isolata dalla classe perché disabile; nella scuola di danza di Maria Fux non sono mai
esistite classi per bambini, o adulti, diversamente abili, perché “siamo tutti differenti”, che è
come dire che nessuno è disabile se non nella misura in cui noi, che ci definiamo
“normodotati”, attribuiamo all’Altro questa caratteristica. Sentite la potenza di questa
visione? Quanto sia diversa da quella cui siamo abituati, soprattutto in questi tempi difficili
nei quali si parla di creare delle “classi per disabili” nelle scuole perché non si riescono a
trovare soluzioni alternative e pare non esserci la volontà di stanziare risorse sufficienti a
supportare e favorire l’inclusione.
Ecco (anche) perché la danza e il teatro andrebbero insegnati al pari delle lettere e della
matematica: per donare alle nuove generazioni (ma anche a noi adulti, non è mai troppo
tardi!), il sacrosanto diritto di mostrare la propria diversità con orgoglio, e non più con
vergogna, che “diversità” in realtà è “unicità” ed è ricchezza da apprendere con voracità
insaziabile, accanto, e forse prima, di qualsiasi altra materia.