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Maria Fux, danzaterapia

Serena Assandri • 1 febbraio 2025

Il pensiero di Maria Fux visto da Serena Assandri

La danza non può esistere isolata dalla società in cui viviamo, né dai

problemi quotidiani dell uomo e, fondamentalmente, non deve essere

privilegio di coloro che si definiscono dotati, bensì patrimonio dell'educazione

comune, come materia di grande valore estetico e formativo. M. Fux


Perché la danza andrebbe insegnata nelle scuole di ogni ordine e grado?

Per riportare al centro dell’apprendimento il corpo, nella sua interezza; il corpo sensibile, il

corpo che si muove, perché è cosa viva, e vive in uno spazio nel quale apprende,

esplorandolo, con tutti i sensi, guidato naturalmente da regole, che non possono non

mancare; e in questo spazio incontra l’Altro, che è diverso da me, ma anche uguale, e

apprende osservando l’Altro, apprende movimenti nuovi, apprende come relazionarsi, a

volte avvicinandosi, a volte allontanandosi, così come succede nella vita, perché la danza

è, essenzialmente, nella sua misura più semplice, Vita.

Il/la bambino e l’adolescente hanno modo di scoprire un diverso canale di comunicazione,

un diverso modo di raccontarsi, che non sia solo quello intellettuale/razionale; hanno modo

di esprimere emozioni, limiti, difficoltà, in un ambiente protetto. Hanno, in particolare, la

possibilità di essere “visto/a” da uno sguardo che sia (finalmente!) non giudicante perché

nella danza, perlomeno in questa danza, la danza creativa e la danzaterapia, così come

nel teatro, non si richiede una performance, non si danno voti, non si invitano i ragazzi alla

competizione, pressioni cui sono già fortemente sottoposti nella società attuale, fortemente

performativa, bensì li si invita ad educare lo sguardo che hanno nei confronti del proprio

corpo e del corpo dell’Altro, e a vedere che, alla fine dei conti, siamo tutti differenti e tutti

meritevoli di amore e rispetto, e che è possibile, attraverso l’uso dell’immaginazione, del

gioco e del racconto, riscoprire una creatività che nell’adolescenza iniziamo a rinnegare

ma che ci era così congeniale e spontanea durante l’infanzia.

E tutto questo è possibile attraverso un corso di danza creativa o di teatro danza o,

ancora, di danzaterapia? Assolutamente sì e le testimonianze sono numerose.

Ne racconto brevemente una, tra tante, che mi ha colpita particolarmente: Maria è una

bambina completamente sorda, nata in una popolazione indigena nel Sud della Patagonia;

è stata trovata in una grotta e, come un animaletto, camminava a quattro zampe e,

naturalmente, non sapeva parlare. Rimasta orfana, fu adottata da alcune religiose che si

presero cura di lei e la portarono a danzare da Maria Fux, danzaterapeuta e ballerina

argentina, considerata una delle pioniere della danzaterapia; la piccola, a poco a poco, si

integrò nel gruppo di bambine della scuola, a poco a poco imparò a comunicare attraverso

il movimento e, incredibilmente, imparò a danzare come se riuscisse a sentire la musica.

L’incredibile storia di Maria Garrido è raccontata nel film Dancing with Maria, nel quale la si

vede, ormai adulta, tornare nello studio per danzare ancora con lei, dopo tanti anni

trascorsi da quel primo incontro fortuito che la vide tornare alla vita grazie alla

danzaterapia.

E, cosa per me fondamentale dal punto di vista educativo e pedagogico, Maria non è mai

stata isolata dalla classe perché disabile; nella scuola di danza di Maria Fux non sono mai

esistite classi per bambini, o adulti, diversamente abili, perché “siamo tutti differenti”, che è

come dire che nessuno è disabile se non nella misura in cui noi, che ci definiamo

“normodotati”, attribuiamo all’Altro questa caratteristica. Sentite la potenza di questa

visione? Quanto sia diversa da quella cui siamo abituati, soprattutto in questi tempi difficili

nei quali si parla di creare delle “classi per disabili” nelle scuole perché non si riescono a

trovare soluzioni alternative e pare non esserci la volontà di stanziare risorse sufficienti a

supportare e favorire l’inclusione.

Ecco (anche) perché la danza e il teatro andrebbero insegnati al pari delle lettere e della

matematica: per donare alle nuove generazioni (ma anche a noi adulti, non è mai troppo

tardi!), il sacrosanto diritto di mostrare la propria diversità con orgoglio, e non più con

vergogna, che “diversità” in realtà è “unicità” ed è ricchezza da apprendere con voracità

insaziabile, accanto, e forse prima, di qualsiasi altra materia.


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